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SUMMARY:Festival Latte&Linguaggio : Milano agricola\, mostra fotografica di Matteo Zarbo
DESCRIPTION:Milano agricola è la mostra fotografica di Matteo Zarbo. In esposizione una serie composizioni che giocano sulla contrapposizione tra il verde “selvatico” e il verde “civilizzato”. Il vernissage è in programma il 4 maggio\, alle ore 17\, alla Biblioteca Chiesa Rossa\, dove l’esposizione rimarrà allestita fino al 26 maggio\, giorno di chiusura del Festival Latte e Linguaggio. \nA guardar bene\, non è del tutto vero che a Milano il verde manchi completamente. L’unico problema è che i milanesi tendono a nasconderlo. Ci sono cortili di palazzi che custodiscono bellissimi giardini\, tanti parchi\, più piccoli in centro\, grandiosi in periferia\, antiche cascine\, alcune dismesse altre ancora in uso\, campi coltivati e anche qualche mulino in disarmo. Eppure tutto ciò sembra essere invisibile. \nQuesta idea del non far vedere\, vale anche per gli orti urbani\, che stanno proliferando in angoli inaspettati della città. Con la stessa cura con la quale ci si dedica a estirpare il verde non progettato e non richiesto\, sembra si voglia schematizzare e chiudere entro confini anche il verde presente e abitato. Altro che Hortus conclusus\, Hortus cubicolare\, quasi una scatola\, roba da designer(s) che a Milano non mancano di certo. Sarcasmi a parte\, quella degli orti urbani è proprio una bella storia e quelli che riescono a entravi per lavorarci sono di solito persone ottimiste e ben educate. E l’ottimismo è una carta vincente\, anche quando nei pomodori permane qualche traccia di inquinamento. \nChi è Matteo Zarbo\nMatteo Zarbo si è laureato nel 2004 in Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università Statale di Milano. Dopo un primo approccio all’attività curatoriale\, si è dedicato con sempre maggior interesse alla produzione di contenuti didattici in collaborazione con la Fondazione Mazzotta. In seguito la sua attività si è aperta\, prima alla fotografia di opere d’arte\, poi alla realizzazione di allestimenti. Attualmente cura il repertorio iconografico di monografie e cataloghi generali di diversi artisti\, collabora con gallerie per progetti fotografici\, con archivi\, musei e fondazioni per allestimenti di mostre e ricostruzioni di opere e con alcune testate del settore. \nEvento della rassegna Latte&Linguaggio. \n> Link Evento \n  \n
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LOCATION:Biblioteca Chiesa Rossa\, Via San Domenico Savio 3\, Milano\, 20141
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SUMMARY:Poesia della Meccanica
DESCRIPTION:> Ingrandisci Locandina \n \n
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LOCATION:Compagnia Marionettistica Carlo Colla e Figli\, via Montegani 35\, Milano\, 20141\, Italia
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SUMMARY:Perché Latte & Linguaggio? : presentazione dell'edizione 2019
DESCRIPTION: \nPerché è nato il Festival Latte e Linguaggio? Spesso il cibo di cui si nutre l’organismo umano è talmente manipolato che finisce col provocare gravi danni alla salute. Sono arcinoti gli effetti deleteri del cibo offerto dalle grandi catene fast food: obesità\, diabete etc. Esistono tuttavia pericoli meno appariscenti e più insidiosi anche in tipi di cibo che costituiscono la base stessa dell’alimentazione: per esempio nel latte\, oggetto di normalizzazioni e manipolazioni che consentono alla grande industria casearia di produrre formaggi tipici (mettiamo il gorgonzola) con latte proveniente da chissà dove (non certo da Gorgonzola)\, e pastorizzato al punto che ogni sua particolarità organolettica è stata completamente annullata. \nIncredibile a dirsi\, questa situazione è strutturalmente analoga a chi adopera il linguaggio (parlando\, leggendo\, ascoltando etc.) Quanto sono oggi gli “utenti” linguistici che possano vantare una pur che minima consapevolezza dei processi di “produzione del significato”? I disastri causati dall’industria latteo-caseraia nel settore dell’alimentazione materiale\, l’industria mediatica li causa nel campo dell’alimentazione culturale. \nLatte e Linguaggio\, le ragioni del Festival\nLa manipolazione del linguaggio consente\, oltretutto\, la copertura e la veicolazione del prodotto alimentare. Basta pensare all’uso improprio di termini qualificanti come genuino\, nostrano\, fresco\, naturale che nella realtà non hanno nulla a che fare con il loro valore semantico\, quando non rimandano addirittura al contrario di quel che annunciano\, promettono\, declamano etc. Il latte non manipolato è costretto a chiamarsi crudo (che ha connotazione negativa)\, in maniera da riservare il termine fresco a dei tipi di latte che\, in realtà sono tutt’altro che freschi. L’unica cosa vera è che si possono consumare a distanza di mesi (latte di lunga conservazione\, Parmalat\, nei supermercati di tutto il mondo)\, senza sapere il danno che procurano all’organismo umano le sostanze usate per “allungare” la vita del latte. \nManifesto contro l’impoverimento del cibo e del significato\nSia per il latte sia per il linguaggio si deve parlare di impoverimento e di riduzione effettiva di opportunità di scelta da parte di chi li utilizza. La standardizzazione (e l’appiattimento) del latte (e derivati) e del linguaggio sono davanti agli occhi di tutti. Gli stessi ingredienti manipolati e ricombinati danno l’illusione di una gamma infinita di scelte. In realtà\, davanti a centinaia di etichette che promettono individualità\, i prodotti sono tristemente simili per struttura e stile (prefabbricati) e l’acquirente non è più un individuo capace di attingere a pieno diritto alla propria consapevolezza ma un semplice consumatore stordito che\, negli stessi scaffali\, si trova a “scegliere” latticini (e romanzi) di pessima e pericolosa qualità. Anche la letteratura diventa stupidamente e lietamente succube degli stessi condizionamenti: pochi ingredienti ricombinati producono un romanzo di successo. Sono centinaia i romanzi di successo\, cioè costruiti sulla base di una formula ridotta ai minimi termini e sempre uguale. \nNel linguaggio del consumo alimentare dunque\, così come nell’uso della lingua parlata e scritta\, il fruitore\, apparentemente svincolato dalla rigidità delle strutture di un tempo (i pasti ‘strutturati’ e cadenzati non meno dei rigidi registri linguistici) in realtà attinge a schemi e modelli precostituiti e riproduce moduli sanzionati da autorità (linguistiche e alimentari) assolutamente inattendibili\, irresponsabili e\, nel “migliore dei casi” inconsapevoli. \nProposte concrete e comportamenti alternativi\nConvinti che il riscontro di una comune matrice dei fenomeni di impoverimento e omologazione consenta una comprensione più profonda dei processi in atto e fornisca strumenti per una più efficace “resistenza”\, una maggiore autonomia e pienezza dei modi di vita\, studiosi e operatori di varia estrazione\, attenti ai valori di specificità e diversità\, del cibo come del linguaggio (scrittori\, linguisti\, filosofi\, pastori\, etnografi\, antropologi\, produttori alimentari\, sociologi\, economisti\, psicanalisti\, docenti di storia antica etc.) si incontrano\, ogni due anni\, a Milano alla Biblioteca Chiesa Rossa (in Via San Domenico Savio 3)\, per continuare un discorso che mira alla formazione di una consapevolezza critica dei processi paralleli che interessano la produzione e il consumo di latte (e si potrebbe estendere al cibo in generale) e linguaggio. \nOgni partecipante parla delle proprie esperienze\, dei propri rilevamenti e delle proprie scoperte. Sulla base di questi dati si è dato vita a un percorso strutturato e mirato alla formulazione di proposte concrete\, nonché alla illustrazione di comportamenti alternativi sia nel campo della produzione e della veicolazione dei prodotti alimentari\, sia nel campo della scrittura narrativa\, saggistica e poetica. \n> Link Evento \n  \n
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SUMMARY:Perché Latte & Linguaggio? : presentazione dell'edizione 2019
DESCRIPTION: \n\nOre 21 > Perché Latte e linguaggio? – Presentazione dell’edizione 2019 \nIntervengono: Alessandro Bramati\, presidente Municipio 5 |Laura Ricchina\, direttrice della biblioteca Chiesa Rossa | Luigi Ballerini\, ideatore di Latte e linguaggio e Giuseppe Deiana\, presidente circolo Puecher\nOre 21.30 > Panerada a cura dell’associazione Credenza di Sant’Ambrogio |\nAl violino Gatto Teofilo\n\n\nPerché è nato il Festival Latte e Linguaggio? Spesso il cibo di cui si nutre l’organismo umano è talmente manipolato che finisce col provocare gravi danni alla salute. Sono arcinoti gli effetti deleteri del cibo offerto dalle grandi catene fast food: obesità\, diabete etc. Esistono tuttavia pericoli meno appariscenti e più insidiosi anche in tipi di cibo che costituiscono la base stessa dell’alimentazione: per esempio nel latte\, oggetto di normalizzazioni e manipolazioni che consentono alla grande industria casearia di produrre formaggi tipici (mettiamo il gorgonzola) con latte proveniente da chissà dove (non certo da Gorgonzola)\, e pastorizzato al punto che ogni sua particolarità organolettica è stata completamente annullata. \nIncredibile a dirsi\, questa situazione è strutturalmente analoga a chi adopera il linguaggio (parlando\, leggendo\, ascoltando etc.) Quanto sono oggi gli “utenti” linguistici che possano vantare una pur che minima consapevolezza dei processi di “produzione del significato”? I disastri causati dall’industria latteo-caseraia nel settore dell’alimentazione materiale\, l’industria mediatica li causa nel campo dell’alimentazione culturale. \nLatte e Linguaggio\, le ragioni del Festival\nLa manipolazione del linguaggio consente\, oltretutto\, la copertura e la veicolazione del prodotto alimentare. Basta pensare all’uso improprio di termini qualificanti come genuino\, nostrano\, fresco\, naturale che nella realtà non hanno nulla a che fare con il loro valore semantico\, quando non rimandano addirittura al contrario di quel che annunciano\, promettono\, declamano etc. Il latte non manipolato è costretto a chiamarsi crudo (che ha connotazione negativa)\, in maniera da riservare il termine fresco a dei tipi di latte che\, in realtà sono tutt’altro che freschi. L’unica cosa vera è che si possono consumare a distanza di mesi (latte di lunga conservazione\, Parmalat\, nei supermercati di tutto il mondo)\, senza sapere il danno che procurano all’organismo umano le sostanze usate per “allungare” la vita del latte. \nManifesto contro l’impoverimento del cibo e del significato\nSia per il latte sia per il linguaggio si deve parlare di impoverimento e di riduzione effettiva di opportunità di scelta da parte di chi li utilizza. La standardizzazione (e l’appiattimento) del latte (e derivati) e del linguaggio sono davanti agli occhi di tutti. Gli stessi ingredienti manipolati e ricombinati danno l’illusione di una gamma infinita di scelte. In realtà\, davanti a centinaia di etichette che promettono individualità\, i prodotti sono tristemente simili per struttura e stile (prefabbricati) e l’acquirente non è più un individuo capace di attingere a pieno diritto alla propria consapevolezza ma un semplice consumatore stordito che\, negli stessi scaffali\, si trova a “scegliere” latticini (e romanzi) di pessima e pericolosa qualità. Anche la letteratura diventa stupidamente e lietamente succube degli stessi condizionamenti: pochi ingredienti ricombinati producono un romanzo di successo. Sono centinaia i romanzi di successo\, cioè costruiti sulla base di una formula ridotta ai minimi termini e sempre uguale. \nNel linguaggio del consumo alimentare dunque\, così come nell’uso della lingua parlata e scritta\, il fruitore\, apparentemente svincolato dalla rigidità delle strutture di un tempo (i pasti ‘strutturati’ e cadenzati non meno dei rigidi registri linguistici) in realtà attinge a schemi e modelli precostituiti e riproduce moduli sanzionati da autorità (linguistiche e alimentari) assolutamente inattendibili\, irresponsabili e\, nel “migliore dei casi” inconsapevoli. \nProposte concrete e comportamenti alternativi\nConvinti che il riscontro di una comune matrice dei fenomeni di impoverimento e omologazione consenta una comprensione più profonda dei processi in atto e fornisca strumenti per una più efficace “resistenza”\, una maggiore autonomia e pienezza dei modi di vita\, studiosi e operatori di varia estrazione\, attenti ai valori di specificità e diversità\, del cibo come del linguaggio (scrittori\, linguisti\, filosofi\, pastori\, etnografi\, antropologi\, produttori alimentari\, sociologi\, economisti\, psicanalisti\, docenti di storia antica etc.) si incontrano\, ogni due anni\, a Milano alla Biblioteca Chiesa Rossa (in Via San Domenico Savio 3)\, per continuare un discorso che mira alla formazione di una consapevolezza critica dei processi paralleli che interessano la produzione e il consumo di latte (e si potrebbe estendere al cibo in generale) e linguaggio. \nOgni partecipante parla delle proprie esperienze\, dei propri rilevamenti e delle proprie scoperte. Sulla base di questi dati si è dato vita a un percorso strutturato e mirato alla formulazione di proposte concrete\, nonché alla illustrazione di comportamenti alternativi sia nel campo della produzione e della veicolazione dei prodotti alimentari\, sia nel campo della scrittura narrativa\, saggistica e poetica. \n> Link Evento \n
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SUMMARY:Festival Latte&Linguaggio : Panerada
DESCRIPTION:Panerada a cura dell’associazione Credenza di Sant’Ambrogio | Al violino Gatto Teofilo \n> Link Evento \n  \n
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